La Diga del Gleno
LA DIGA DEL GLENO

I lugubri e lamentevoli rintocchi di "campana a martello", che tutti gli Scalvini non potranno mai più dimenticare e che si trasmetteranno di padre in figlio, per diverse generazioni, furono certamente quelli che si staccarono lenti e gravi di dolore, il primo giorno di dicembre del 1923, dopo il cedimento della diga del Gleno, che riversava i suoi sei milioni di metri cubi di acqua giù nella valle, da Bueggio, al Dezzo, a Corna, Darfo e giù fino a Costa Volpino e al Lago d'Iseo, seminando ovunque distruzione e morte.
La diga del Gleno era un esempio unico al mondo di diga mista, cioè a gravità e ad archi multipli, composta cioè di due parti, ossia di un tampone che chiudeva la stretta del torrente, e di una serie di 25 archi di calcestruzzo armato, poggianti su 26 speroni; il tutto formava uno sbarramento lungo 180 metri. L'invaso prevedeva una capacita di 6 - 7 milioni di metri cubi d'acqua e formava un lago lungo circa 4 chilometri e largo due.Inizialmente si era cominciato a costruire un tipo di diga a gravità e che si era già alla costruzione di un muro dello spessore dai 30 ai 40 metri che formava il così detto tampone.
Arrivati a questo punto, fu mutato il progetto, e si pensò di costruire la diga ad archi multipli, il che implicava un minor volume di muratura e conseguentemente un risparmio di materiale. Si era cosi elevata la vasta serie di piloni che avevano alla base una larghezza di una trentina di metri. Dove non era stato ancora eseguita il tratto di diga a gravità, i piloni erano stati appoggiati direttamente sulla roccia, gli altri erano stati appoggiati sulla costruzione precedente. La parte caduta è stata quella impostata sul tratto di diga a gravità costruito in precedenza